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giovedì, 11 giugno 2009

C'ho preso gusto

...e l'idea di tornare ogni tanto a scrivere, scevro da maschere, ruoli, responsabilità che non sento più mie, avvizzite ma finalmente sepolte, mi esalta. Il mio lento trasformarmi e il mio rapidissimo saltare in nuove avventure mi diverte, così come mi diverte notare la mia identità in nuove forme e sempre coerentemente espressione del mio nucleo interiore. Quando a esso rinuncerò, sarò morto; intendo anche fisicamente.

Sì, mi piaccio molto.


Vocabolo dello stesso giorno: Scevro

ant. scevero , agg.
1 (lett.) privo, esente: scevro di colpe
2 (ant.) separato, lontano: onde Beatrice, ch'era un poco scevra
(DANTE Par. XVI, 13).

da www.garzantilinguistica.it/index.html
postato da Moketto alle 22:38
categorie: riflessioni, identitĂ , mokettiadi
commenti: commenti
giovedì, 11 giugno 2009

E non capisco...

...coloro che fanno mille lavori per poter spendere così tanto per una vacanza, che a sua volta dovrebbe loro risollevare da quegli stessi mille lavori. In questo scambio di uscite ed entrate, in questo zero non solo in pagella ma nel loro conto, essi guadagnano una sola, per loro intramontabile cosa: l'ansia


Vocabolo del giorno: Cenotafio

s. m. monumento sepolcrale che non contiene la spoglia del defunto.

da www.garzantilinguistica.it/index.html
postato da Moketto alle 22:14
categorie: riflessioni, valori, mokettiadi
commenti: commenti
martedì, 23 dicembre 2008

Devo ricordarmi di...

...scrivere

Vocabolo del giorno:
Abbambinare

Ma il demauro ha chiuso quindi non vi allego la definizione del lemma.
postato da Moketto alle 08:29
categorie: identitĂ 
commenti: commenti (2)
venerdì, 08 febbraio 2008

Amori e Cariatidi

Come l'angelo della storia guardo al passato.
Non tanto per sport o per sfizio, o perchè io non desideri vivere un futuro.
Quanto perchè conosco il mio passato e ricordo bene quando io, vivo, amavo. Ed è stato anni fa.

Erano cavalli sbagliati, o anzi, cavalli giusti, fortunati, veri purosangue. Ma io, il fantino, ero giovane e incapace.

Eppure, so con certezza che all'epoca vivevo, con certezza ricordo quella forza vitale che mi consumava, e che bramo ancora oggi.
Da allora sono parti importanti della storia, mentre la mia memoria breve, cancellata e stuprata, non conserva che piccole onde che cancellano scritte sulla sabbia. Da allora, vivo in un acquario, e vedo sempre gli stessi pesci, gli stessi ambienti.

Non so se riuscirò a uscirne, l'ho scritto solo per ricordarmelo. Anche perchè spero che così non mi ripeterò.


Vocabolo del giorno: cariatide
ca|rià|ti|de
s.f.
1 TS arch., statua femminile, usata come colonna o pilastro di sostegno | estens., ogni statua con tale funzione
2a CO fig., persona retrograda, che rappresenta idee e istituzioni sorpassate: una vecchia c. del regime
2b BU persona indolente, immobile e silenziosa

Tratto da www.demauroparavia.it
postato da Moketto alle 00:46
categorie: riflessioni, identitĂ , fallimenti, mokettiadi, passato paure controllo
commenti: commenti (7)
giovedì, 07 febbraio 2008

De cippeggiate

Frase puramente latina ad adornare un ritorno pubblico.
Ovviamente non durerà.
Però fa piacere rapportarsi non a lettori quanto a potenziali lettori, ci si espone, ci si diverte a sperimentare. Del resto mi riconosco anche la folle umiltà che mi spinge a mosse quali fare tre passi indietro pur di non sembrare saccente. Tre passi indietro non fatti sempre, talvolta mi risulta così irritante farli che nemmeno un cartoncino imprevisti mi smuoverebbe.

Non sono un animale sociale probabilmente. Cioè, lo sono ma in certi limiti. Riuscirei con un guizzo a conquistarmi qualche simpatia, ma dopo 5 ore questa simpatia, aiutata dalla presenza dell'ammiratore, diventa intollerabile. Perchè ti costringe a nuovi guizzi, a nuove maschere anche quando non vorresti dover apparire. E nemmeno vorresti essere. Vorresti essere, sì, ma solo.
Non che mi dispiaccia farmi conoscere, ma talvolta, anche attraverso miti e occhiumi, vecchiumi e cippei, svii l'attenzione su altre strade. Beninteso, non solo quella altrui, ma anche la propria.

Non che siano solo costruzioni mentali, certo.

Ma è il fenomeno di mediocrizzazione dell'io che mi comincia a infastidire, questo voler avvicinarsi, porgere la mano, sollevare e poi sparire per non dover avere a che fare con il salvato. Talvolta viene proprio la voglia di sparire, dopo aver aiutato qualcuno. Perchè magari questi in quel momento ti vede come il salvatore, e tu non sei costretto in seguito a mantenere le sue aspettative alte, hai la possibilità di fingere d'essere stato perfetto in tutto come un personaggio teatrale o teatralizzato.

Soddisfare le aspettative del pubblico è una cosa estremamente difficile. Diventa molto, molto più facile se sei tu, coi tuoi guizzi, a pilotare il pubblico, a renderlo tuo, in attesa che tu dica qualcosa di normale ma che diventi fantastico ai loro occhi. Bene, non è difficile.
Eppure lo fai per propria vanagloria, non per altrui divertimento. Cioè, hai sempre quell'altruismo di fondo che ti spinge a fare una battuta per una persona depressa, ma in quel caso, stranamente, hai il 10% di successi. Perchè quando ci metti davvero del tuo diventa improvvisamente più difficile istruire le tue parole sul come volare, e all'animo altrui a mettere la stessa cera nelle ali. Finisci per deluderti maggiormente proprio perchè in quel momento ti sei impegnato davvero, e invece crolla tutto all'avvicinarsi al Sole.

Insomma, non vorrei finire per dover consumare la maggior parte delle energie in guizzi e in trovate, in sorrisi mascherati da euforia, in specchi ustori per l'animo altrui, e tornare a casa e a me stesso pensando "non ce la faccio a vivere". Altrimenti, devo costringermi a fare uno spettacolo anche per l'anima mia stessa, dividersi in due, rendersi maschera e pubblico pur di sopravvivere alla mediocrità. Ma non riesce, conosci i tuoi trucchi. In molti casi riesci a nasconderli certo, ma finisci per vivere dentro di te, e quando esci da te stesso sei così spossato che appari grigio e impalpabile. E ricominci daccapo.




Vocabolo del giorno: istrione
i|stri|ó|ne
s.m.
1 TS stor., in Roma antica, attore di teatro
2a CO attore di scarso valore, di mediocri capacità, che recita con enfasi eccessiva per suscitare facili emozioni
2b TS teatr., attore che possiede particolari capacità sceniche e declamatorie
3 CO fig., chi si comporta in modo teatrale, esibizionistico o simula in modo plateale

Tratto da www.demauroparavia.it
postato da Moketto alle 17:31
categorie: riflessioni, identitĂ , mokettiadi
commenti: commenti (2)
lunedì, 15 ottobre 2007

About me

Ho creato il blog per espormi. La grafica, intendo, i quadri con le citazioni, le interviste, i colori di fondo, le mie gnocche (in senso buono) preferite. Ho cominciato a scriverci perchè volevo darmi un'identità, una forma che vedevo labile, confusa, sfuggevole a uno sguardo attento. Mi sentivo un po' non tanto uno, nessuno e centomila, quanto una matita appuntita... ma non la sua punta, quanto le schegge volate via, sperse tra il temperino e l'aria, il tavolo, la sedia e il pavimento.

Ho continuato perchè volevo lasciare una traccia di me, non tanto per gli altri, quanto per me stesso, dato che ciò che faccio sembra come impronta nella neve. Chiara solo alla fine della serata, poi si perde in un alone di mistero. Non sono profonde tanto da modificare l'erba che soggiace sotto quella coltre d'acqua semicongelata. Non sono profonde tanto da rimanermi impresse.

Insomma, se io dimentico la mia Storia, chi altro la ricorderà... ma soprattutto, chi si ricorda di un uomo senza Storia?

Sparirò presto, prima diventando pallida ombra con un nome che evoca tenui nubi nelle memorie altrui. Rimarrò chiaro su qualche compito in classe depositato al provveditorato, su registri di licei e università, sulle dediche di qualche libro in mano a un ladro. Eppure svanisco lentamente persino dalle memorie dei miti e delle leggende, che esse stesse dovrebbero temere un così triste destino. Ma le leggende, si sa, sono immortali, per quanto travisate, mentre i comuni mortali spariscono e diventano fili d'erba (ah Gibran). E insomma... divento al massimo Moketto ma con quest'identità è più facile lasciare traccia, si diventa digitali, fissati su un qualche testo immaginario, quanto virtuale. Rimanere nelle memorie della gente è ben più difficile e dipende da quanta consapevolezza di sé si ha, di quanto si riesca a splendere di luce propria. Perchè le persone ricordano almeno la luce, questo si, anche se non gli si sa dare un nome. Un po' come Saulo di Tarso a Damasco.

Reggia Palace Hotel in rovina

E mentre penso queste cose, l'albergo di fronte casa mia, abbandonato da un decennio, forse più, subisce la rapida caduta sotto i colpi di una ruspa impietosa. Eppure, è affascinante come scena. E' il ciclo della pietra, che l'acqua non conosce. Perlomeno il mio panorama ne risulterà mutato.


Vocabolo del giorno: Trasmutare
tra|smu||re
v.tr.
LE
1 cambiare, mutare nella forma o nell’aspetto, trasfigurare: lo tuo tacer e ’l trasmutar sembiante | puoser silenzio al mio cupido ingegno (Dante)
2 cambiare, sostituire una cosa con un’altra: non si creda | che Dio trasmuti l’armi per suoi gigli! (Dante)
3 OB LE trasferire, far passare da un luogo in un altro: dal servo de’ servi | fu trasmutato d’Arno in Bacchiglione (Dante)
4 OB LE tradurre: avrebbe fatto lo comento latino transmutare in volgare (Dante)
5 OB travasare [quadro 48]

Varianti: transmutare
Tratto da www.demauroparavia.it
postato da Moketto alle 17:37
categorie: riflessioni, coscienza, identitĂ , fallimenti, mokettiadi
commenti: commenti (10)
lunedì, 27 agosto 2007

Schegge impazzite

Se ci ripenso mi distrugge la cosa...
Vago alla ricerca di ricordi e trovo così tanti gruppi diversi che mi sembra di aver vissuto per decenni... Gruppi della mia città, gruppi della mia antica facoltà, altri della nuova, di diverse annate, e altre facoltà straniere, di diverse annate anche quelle... Dò così tanto di me agli altri che mi ritrovo a essere stanco, ad aver dato tanto che a me è rimasto poco, e ricordo me stesso attraverso il confronto con gli altri.
O mio Dio!
Mi sento perdere di fronte alla deflagrazione di un vetro... vai a raccattare tutti i pezzi per riformare la figura! Un miracolo ci vorrebbe...!
Credo che qualunque binario io sceglierò, avrò sempre pezzi di me su binari che non vivrò, e mi sentirò monco. Insomma, non potrebbero confluire tutti su un unico binario piuttosto che andare in destinazioni diverse, dove io non posso giungere? Finirò per impazzire!
O fregarmene, che è peggio...
Perchè se io dimentico qualche pezzo di me da qualche parte, nessuno potrà mai ricordarmelo... rimarrà una sconfitta della mia memoria e della mia integrità. Avrei dovuto controllare le schegge impazzite e scegliere il binario migliore già all'epoca, ormai è tardi. Pagherei per tornare indietro

Vocabolo del giorno: adiabatico
a|di|a||ti|co
agg.
TS fis., in un sistema termodinamico: che avviene senza scambio di calore: processo a. | impenetrabile al calore; isolante termicamente: tenda adiabatica


Tratto da www.demauroparavia.it
postato da Moketto alle 05:31
categorie: identitĂ , fallimenti, mokettiadi, passato paure controllo
commenti: commenti (4)
mercoledì, 08 agosto 2007

Antico Blog n° 8: De latrina

Dal 26 Febbraio 2005

Il bagno, là dove i miei pensieri vengono alla luce in modo indolore; là dove le mie cogitazioni latenti vengono a galla, in un moto contrario a ciò che abbandono di me, nel water sottostante. Spesso molte di queste idee tornano latenti prima che io oltrepassi la porta, investito delle mie maschere e dei ruoli già disegnati per me, dal me stesso di prima, e di dopo. Là dove io mi amo e dove mi carico, e dove le mie paranoie prendono vita; dove mi rifugio nel mio mondo di cui sono Dio, e dove possiedo la chiave per la mia felicità. Il bagno. Lì dove studio e leggo con passione, e dove con altrettanta passione la mia mente vaga per le mie memorie e per le mie fantasie, mescolandole, tirandone fuori aspetti di me che non ricordavo, e particolari che avevo dimenticato. Il bagno.


Vocaboli del giorno: Latere, Deiezione

la||re, là|te|re
v.intr.
OB stare nascosto

de|ie|zió|ne
s.f.
1 TS fisiol. ⇒defecazione | spec. al pl., materiale escrementizio emesso dall’intestino
2 TS geol., deposito di materiali detritici asportati o trasportati dal vento e dalle acque
3 TS filos., secondo il pensiero di Heidegger: scadimento dell’esistenza umana al livello della più vieta banalità | estens., l’insieme dei caratteri negativi della finitezza umana
4a OB abbandono, abiezione
4b TS astrol. ⇒caduta

postato da Moketto alle 02:37
categorie: riflessioni, coscienza, antico blog
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mercoledì, 01 agosto 2007

Sul recuperare della memoria...

Ci sono persone apolidi nell'anima, quelle persone viaggiatrici che lasciano pezzetti di sé in ogni persona che incontrano, in ogni città che animano.  Sono quelle persone che si sentono strette tra le stesse 4 strade, o anche sotto l'ombra degli stessi grattacieli. Salire e scendere le stesse scale può essere noioso alla lunga, anche se sono quelle di Piazza di Spagna. Sono persone che possono trovarsi bene a Dublino, a Tokyo, a Praga, a Milano, a Madrid, a New York, basta che non ci si fermi lì. Ammiro molto queste persone.

Ammiro la loro capacità di gestire se stessi e la propria identità nonostante tutti questi viaggi. Il poter lasciare quei famosi pezzettini di sè senza sentirsi svuotati, ma solo arricchiti da altri pezzetti. Riconoscendo sempre, in ogni caso, Sè.

Ecco, sto sistemando la stanza e sto trovando i famosi pezzettini di me... la loro versione tangibile, ciò che avevo lasciato sotto forma di oggetti nella mia stanza a giacere, in attesa di ricordarmi di recuperarli. Recuperarli, è questo che sto facendo! Sto ricordando cose che credevo disperse, e comincio di nuovo a notare nitidi i contorni delle mie esperienze, dei miei viaggi... e Dublino non è più Praga, Rasnov non è più Gorna Oriahovitza... Barcellona non si può confondere con nient'altro, è stata speciale anche al di là della memoria stessa. Comunque, è bellissimo scavare e trovare in mezzo a pile di giornali lasciati a macerare libri che si credevano perduti, appunti, numeri di telefono di persone conosciute anni prima... è adorabile sentirsi rimontare come un puzzle e sentire... e vedere la propria figura riprendere forma, quella che conoscevi prima che si appannasse... E' come mettersi a fuoco, è bellissimo




Vocabolo del giorno: disperdere
di|spèr|de|re

v.tr. (io dispèrdo)
AU
1a allontanare separando, facendo andare in più direzioni: la polizia disperse i dimostranti, la guerra disperse la popolazione; il vento ha disperso i fogli
1b gettare, buttare via; non d. nell’ambiente: spec. come dicitura su determinati contenitori, come invito a non inquinare con i propri rifiuti
2 fig., dissipare, sprecare: d. un patrimonio; d. le forze, le energie | d. i voti: darli ai partiti minori che hanno meno probabilità di ottenere seggi
3 fig., annientare, sconfiggere: i nemici furono dispersi
4 TS fis., provocare una dispersione: d. il calore, l’elettricità

Tratto da www.demauroparavia.it
postato da Moketto alle 02:17
categorie: riflessioni, identitĂ , mokettiadi
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sabato, 28 luglio 2007

E un cenno alla libreria

Troppo tempo che non inserisco nel blog l'arte che più mi sta a cuore (per ora). E così ho voluto rimediare facendo un piccolo omaggio ai tanti autori che mi hanno fatto compagnia in questi anni, e non sarà l'ultimo.
Almeno, se qualcuno vorrà vedere i libri che ho letto, potrà vederne le copertine piuttosto che leggerne semplicemente il nome. Fa sicuramente un altro effetto, o almeno a me lo fa... l'idea di poter guardare un libro, oltre che leggerlo, te lo rende molto familiare. Ehm, basta parlare, che si bruci l'incenso e si intonino i carmi!

postato da Moketto alle 02:14
categorie: libri, libreria, mokettiadi
commenti: commenti (11)